giovedì 10 settembre 2015

La difficoltà di vendere quello che i clienti non conoscono e non capiscono. Green Economy e commercializzazione.

Qualche settimana fa Paolo, un tecnico che segue questo blog, mi ha scritto chiedendomi come mai ho deciso di occuparmi di insegnare come vendere di più e meglio.


Per due motivi.

Il primo è perché quando ho iniziato a lavorare, mi sono accorto che il marketing non faceva di me un abile venditore. 
Per poter vendere, qualsiasi sia il nostro livello accademico e professionale, è necessario prima di tutto pensare a se stessi come venditori.

Fare il consulente in green marketing, non mi esime dall'esigenza di vendere i miei servizi: ho la necessità di venderli ad un possibile committente o ad un'azienda per la quale mi propongo durante un colloquio di lavoro.
In un modo o nell'altro sempre vendita è.
E pur avendo studiato tanti anni marketing e commercio, comunicazione di impresa e ingegneria gestionale, ciò non toglie che la vendita in sé, richiede di competenze molto specifiche.

Se avevo difficoltà io, che credevo di avere almeno una preparazione accademica affine, non osavo immaginare quanto potesse essere difficile per un architetto, un ingegnere, un medico o qualsiasi altra disciplina tecnica.

Il secondo motivo è perché quando decisi che avrei voluto dare il mio contributo in questo senso, ero il responsabile marketing e commercio di uno studio tecnico che faceva progettazione e installazione di impianti fotovoltaici prima e progettazione di immobili energeticamente efficienti poi.

Proprio in quel contesto mi resi conto che molti tecnici, i primi "Non venditori" con i quali i clienti si confrontavano dopo aver incontrato i consulenti commerciali, godevano di un grande potere persuasivo sui committenti, ma non avevano molto spesso nessuna esperienza di vendita.
Mi sembrava uno spreco enorme.

Ho quindi pensato che dovevo trovare il modo di coniugare metodo scientifico con tecniche di vendita, così da prendere il meglio di entrambi i profili.
L’impresa era ardua perché dovevo scontrarmi con figure che di per sono molto fiere della propria professionalità e manifestano spesso stereotipi obsoleti sulle vendite e sui venditori.
Stereotipi che erano molto difficili da abbattere.


Ho iniziato così nel 2011 a formare agenti e tecnici a un approccio ingegneristico alla vendita.
Ho cercato di portare sistemi di controllo gestionale nel processo di vendita e a studiare come servizi complessi potevano essere resi comprensibili a tutti e venduti in modo efficace.


Nel frattempo mi sono specializzato nella green economy e mi sono reso conto che lì il problema della vendita era ancora più accentuato.

Si trattava di rispondere a questa domanda:
E’ più facile vendere un orologio a chi non ne ha nessuno o a chi ne ha già due?

La risposta è che è più facile vendere a chi già ne ha due perché già ha dimostrato di apprezzare il valore della nostra offerta.

Durante il processo di vendita parleremo almeno la stessa lingua. 


E' molto più difficile vendere qualcosa di nuovo a chi non sa di averne bisogno. 
Come faccio a condividere con il cliente potenziale il valore della mia offerta se non ha gli strumenti tecnici e congnitivi per apprezzarla? 

Si trattava di una sfida apparentemente impossibile. 
Eppure estremamente eccitante per me.


Ho quindi iniziato a dedicare il mio tempo a studiare il modo per definire il valore aggiunto della Green Economy e su come renderlo comunicabile in modo empirico.
Contemporaneamente ho iniziato a mettere a punto un sistema di vendita basato su una strategia di marketing integrato: il fine è quello di contribuire da un lato alla formazione di tecnici capaci di proporre con successo sistemi innovativi green e dall'altra quello di creare una domanda e un mercato qualificati. 

Il mio obiettivo più ambizioso è quello di creare un marketing della complessità, basato sul concetto di resilienza economica piuttosto che sulla competizione.
Un soft marketing di alto livello basato su tecniche trasversali e articolate i cui risultati commerciali sono direttamente proporzionali alla creazione di valore condiviso.

Il mio è quindi un approccio di tipo ingegneristico, ideale direi per chi è convinto che vendere sia soprattutto vendere la propria professionalità e preparazione. 

A fronte della necessità di una preparazione costante e di tanto studio, questa tecnica presenta numerosi vantaggi:


  • Il mercato che si crea è duraturo;
  • E’ esente dalla crisi;
  • Come un volano, una volta presa velocità non si ferma più;
  • E’ coerente con un mercato, quello Green, che si sta formando;



Lo scopo di questo approccio commerciale è quello di creare non un parco clienti, ma dei veri e propri fans. 
Dovrete avere clienti orgogliosi di essere vostri clienti.

Nel settore della Green Economy, se lavorate bene, migliorerete veramente la vita ai vostri clienti. E ve ne saranno grati per sempre. 

L’impostazione è completamente differente.

Buon lavoro a tutti.





PS: 
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vi chiedo per cortesia di condividerlo sui vostri social (Vedi pulsante qui sotto).
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Mi aiuterete a farlo girare e pian piano contribuiremo tutti alla creazione di una domanda qualificata e a gettare le basi per un mondo più bello e pulito.

Grazie! :)




Per informazioni e contatti: 
Alessandro Grilli 


martedì 8 settembre 2015

Il caso Heineken e il Sustainable Packaging Challenge

Oggi vorrei raccontarvi di una bellissima iniziativa che qualche tempo fa ha avuto un grande successo. 

Ritengo che valga la pena parlarne per fare un esempio di come all'interno di una strategia di Green Marketing sia possibile pensare ad azioni che coinvolgano il pubblico generando molteplici effetti positivi

E' il caso del Sustainable Packaging Challenge indetto dalla Heineken che ha avuto lo scopo di di promuovere un'iniziativa innovativa per la creazione di un sistema di packaging green. 

Il premio è stato vinto dal tedesco Helmut Wittele che ha ideato un gioco con in palio un premio di 1.000,00 euro. 
L'idea consiste nel dotare tutte le bottiglie di un codice a barre che può essere letto da una macchina preposta alla raccolta delle bottiglie del birrificio olandese. 
Tra tutte le bottiglie se ne nasconde una (O più di una?) che fa vincere a chi la restituisce il premio. 

L'idea è molto semplice, ma coniuga brillantemente la necessità di recuperare i vuoti con la possibilità per i consumatori più attenti di portarsi a casa un bottino di tutto rispetto. 

Quello che più mi piace di questo progetto è il fatto che in questo modo l'Heineken sia riuscita a comunicare la propria volontà di attivare pratiche virtuose tra i propri clienti attraverso la campagna stessa di promozione dell'iniziativa e al tempo stesso di attivare un meccanismo dal costo molto basso per recuperare un materiale il cui valore, riutilizzandolo, è sicuramente di molto superiore al premio messo in palio. 

Come vedete quindi, care aziende che volete diventare green, nella strategia che metterete a punto per una rivoluzione verde del vostro business potrete prevedere azioni di grande risonanza mediatica ad un costo molto basso
La risposta delle persone, proprio perché mosse da una forte volontà ambientalista, non potrà che essere positiva e molto elevata. 

Il successo per chi intraprende questa strada è dietro l'angolo. 
Come sempre auguro a tutti voi, buon lavoro. 


Info e contatti: 
Alessandro Grilli 

domenica 6 settembre 2015

Strategia 5 per avere successo nella Green Economy. MESSAGGI SEMPLICI

Eccoci all'ultima delle cinque strategie fondamentali per un piano marketing Green di successo. 

Se l'obiettivo primario di un'azienda è quello di operare bene evitando di incorrere nel micidiale Green Washing, dall'altra parte nella comunicazione c'è il rischio di sparare troppo alto per paura di fare troppo poco

Mi spiego. 

Alcune aziende, anche quelle che stanno operando molto bene nella messa a punto e applicazione di una strategia green, si fanno prendere un po' troppo la mano e spostano la loro comunicazione su questioni ambientali di portata troppo ampia. 

Come dire: compra questo arredo per la cameretta di tuo figlio e CAMBIERAI IL MONDO. 

....BUM...

L'intenzione sarà senza dubbio molto buona, ma è un po' fuori portata del cliente che pur se mosso da un sano spirito green, non pretende poi così tanto comprando la cameretta al bambino. 

In realtà è importante capire una cosa: nel target Green esistono tante sfumature di verde. 
Esistono gli ambientalisti veri e propri, ma la stragrande maggioranza del pubblico al quale vi rivolgerete vedrà il Green come un piacevolissimo extra per il quale è disposto a cambiare le proprie abitudini di consumo. 

Il mercato è in evoluzione e l'elemento Green non è ancora una discriminante prioritaria. 
E' bene considerarla per quello che è allo stato dell'arte: un qualcosa in più che fa bene e piace molto. 

Per cui la vostra comunicazione deve essere semplice.
I visionari dovete essere soprattutto voi, cari consulenti e imprenditori, perché siete voi che dovete sapere che quello che oggi, nel 2015 è un Extra, fra 10 anni sarà un must. 
I vostri clienti compreranno un prodotto o un servizio per i benefici reali e immediati che questo apporterà alla loro vite. 
Tutto qui. 

Vi faccio un esempio che prendo in prestito da Ottman. 
Qualche anno fa la American Apparel promosse i suoi prodotti come Sweatshop Free, ovvero ricorrevano esclusivamente a fabbriche dove i lavoratori godevano di eccellenti condizioni di lavoro e a cotone proveniente da coltivazioni biologiche. 
La comunicazione per vendere quei prodotti si concentrò tutta su questi aspetti. 
Il risultato fu che le vendite non andarono molto bene

Il nuovo direttore generale propose allora di passare ad una comunicazione più legata allo stile e alla moda. 
Il risultato fu che le vendite, grazie anche a campagne molto azzeccate, schizzarono alle stelle. 

Per concludere: quale delle due strategie comunicative ha fatto meglio all'ambiente? 
La risposta è semplice: la seconda. 

Ritorno quindi a un concetto base del mio pensiero sul Green Marketing. 

Il green marketing è la capacità di coniugare una visione migliore del futuro con l'esigenza economica delle persone che vivono il presente. 

Non mi resta che augurarvi, buon lavoro. 




Per informazioni e contatti, 
Alessandro Grilli 

venerdì 4 settembre 2015

Strategia 4 per avere successo nella Green Economy. FORMARE E INFORMARE

In questo articolo affrontiamo la penultima delle cinque strategie essenziali per mettere a punto un piano di marketing strategico di successo. 

Oggi vi parlo della necessità di formare ed informare i clienti sulle loro responsabilità e su come possano aiutare il vostro progetto Green ad essere veramente efficace. 

Il fatto è questo: la migliore strategia Green può aver pensato tutti i processi a monte del consumo e averli riprogettati in modo tale da avere il minor impatto possibile sull'ambiente, ma una volta che il prodotto (O Servizio) green è stato venduto, un'azienda veramente green ha anche la responsabilità di assicurarsi che non arrechi nessun danno in mano ai clienti. 

Posso creare un veicolo con consumi bassissimi e un impatto ambientale molto limitato, ma se poi il conducente pigia l'acceleratore a fondo tutto il tempo, il minor impatto ambientale non si vedrà per niente. 

Per molti prodotti, il maggior consumo di energia e il maggior inquinamento non si hanno nelle fasi di produzione e distribuzione, ma nell'uso che ne fa il cliente. 

Pensiamo per esempio ai detersivi: il consumo di acqua ed energia è tutto in casa nostra. 

In una recente ricerca è emerso che la quasi totalità dei consumatori (90% circa) è d'accordo nel considerare come propria la responsabilità di un uso corretto di tutti i prodotti al fine di inquinare meno. Ma l'85% degli stessi intervistatati, affermava che è responsabilità delle aziende spiegare come fare. 

Le etichette dei prodotto servono a questo. 
Non solo a dare le informazioni necessarie per legge, ma anche a istruire i consumatori green su come proseguire in maniera virtuosa il processo che l'azienda ha iniziato. 

Come vedete, chi vuol fare il consulente in Green Marketing non può permettersi di lasciare nulla al caso. 
E' una sfida certo, ma anche uno stimolo bellissimo per fare bene. 

Nel prossimo articolo, vedremo l'ultima delle strategie: MESSAGGI SEMPLICI.


Per informazioni e contatti: 
Alessandro Grilli 

mercoledì 2 settembre 2015

Strategia 3 per avere successo nella Green Economy. LE CERTIFICAZIONI

E' arrivato il momento di affrontare la terza strategia di greeen marketing delle cinque che vi sto presentando in questi giorni.

Oggi parliamo del valore strategico delle certificazioni.

Per certificazioni intendo qualsiasi supporto oggettivo e credibile di una parte terza alla nostra azienda, campagna e/o prodotto.

Parliamo quindi di certificati di garanzia, ma anche di premi e associazioni no profit. 
Vediamoli più nel dettaglio:

1 Eco-etichette: in questo caso un'ente certificatore esterno attribuirà alla vostra attività una eco eticreale. facendosi da garante.
Chiaramente deve essere qualcuno al di sopra di ogni sospetto e che negli anni si sia costruito una fama di tutto rispetto.
Tanto per fare un esempio, penso alla certificazione CasaClima Wine, erogata dall'omonima agenzia alto atesina, per le cantine che producono vino.
O per entrare più nello specifico potrei citare le etichette ecologiche come la Ecolabel o le Dichiarazioni Ambientali di prodotto (DAP) che si basano tutte sulla valutazione dell'impatto del ciclo di vita del prodotto (LCA - Life Cycle Assessment).

2 Premi e concorsi: il numero di premi conferiti ai prodotti e alle strategie marketing che più di tutti gli altri si sono distinti per il rispetto dei principi Green sono numerosi.
Il solo fatto di candidarsi è già di per sé una notizia, che se ben accompagnata da una campagna mediatica, contribuirà a rafforzare l'idea di un'azienda che ci sta provando nel modo giusto.
Se poi riuscirete a vincere un premio, con tutto quello che questo significa in termini di pubblicità gratuita, allora siete veramente sulla buona strada.
Di premi e di concorsi ce ne sono tantissimi. Segno di un trend molto forte del mercato.
Per cui non ne nomino nessuno per non far torto agli altri. Semmai poi ci torniamo con un post dedicato.

3 Cause Relatede Marketing: è un trend del marketing che a me piace molto.
Fondamentalmente significa che associate il successo della vostra campagna Green all'aiuto verso una ONG ambientalista,  per esempio donando parte dei profitti a un loro progetto.
Per i più criticoni (Quelli sempre ci sono), potrà sembrare una dritta bella e buona, ma in realtà lo è solamente se dietro non c'è una politica di cambiamento reale
In questo caso saremmo di nuovo caduti nell'errore micidiale del Green Washing.


Nel prossimo post, vi parlerò della quarta strategia Green: INFORMARE E FORMARE I CONSUMATORI. 



Per informazioni e contatti: 
Alessandro Grilli